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Stilicone
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mwfqDe facto esercitò la reggenza della parte occidentale dell'impero romano dalla morte di mwfgTeodosio I, sotto l'impero del giovane figlio di Teodosio I, mwfwOnorio, senza riuscire a imporre la sua autorità anche all'mwgaImpero romano d'Oriente.
Condusse numerose campagne militari contro i mwggBarbari e combatté contro l'usurpatore mwgwGildone in mwhaAfrica. Respinse i mwhqVisigoti di mwhgAlarico e sconfisse gli mwhwOstrogoti di mwiaRadagaiso. Tuttavia, per proteggere l'mwiqItalia lasciò le frontiere del mwigReno sguarnite, tanto da non riuscire ad arrestare l'invasione delle armate mwiwvandale e mwjaalane. Infine, non riuscì a reprimere l'usurpazione di mwjqCostantino III in mwjgGallia e in mwjwBritannia.
Durante la sua reggenza, Stilicone condusse una politica in continuità con quella di mwkqTeodosio I: integrazione dei mwkgBarbari nell'mwkwesercito e nella società e, nel campo religioso, promozione del mwlacristianesimo mwlqniceno e opposizione al mwlgpaganesimo e alle mwlweresie mwmaariane e mwmqdonatiste, attirandosi così l'ostilità delle élite romane.
Contents
• Note
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Biografia
Origini e inizio della vita
Stilicone nacque nell'odierna mwngGermania da padre mwnwvandalocite-ref-2-2-0[2]cite-ref-3[3], mwqaausiliario romano ufficiale di cavalleria sotto l'Imperatore mwqqValente,cite-ref-4[4] e da mwrgmadre mwrwcittadina romanacite-ref-5[5]. Era originariamente di confessione mwtareligiosa mwtqariana, considerata eretica dal resto del mwtgCristianesimo. Parlava correttamente il mwtwlatino, lingua ufficiale dell'mwuaImpero romano di Occidente e di mwuqOriente, il mwuggreco, principale lingua d'uso dell'mwuwImpero Romano d'Oriente, e almeno un idioma del gruppo mwvagermanico.
Entrò presto nell'mwvgesercito romano dove fece carriera al tempo di mwvwTeodosio I, che regnò sulla mwwaparte orientale dell'impero e che, dopo la mwwqbattaglia del Frigido (mwwg394), cui Stilicone partecipò in qualità di capo della cavalleria dopo la morte prima dei combattimenti del predecessore Recimerocite-ref-12-6-0[6], fu l'ultimo mwxwimperatore a reggere un impero ancora unificato. Nel mwya384, Teodosio lo inviò presso lo mwyqScià mwygpersiano mwywsasanide mwzaSapore III in quanto mwzqtribuno della guardia imperiale in una missione diplomatica per negoziare la pace e la spartizione dell'mwzgArmeniacite-ref-7[7]. La missione ebbe successo e, tornato a Costantinopoli, fu promosso al rango di mwawmwbamagister equitum e mwbqmwbgcomes domesticorum.
Nel mwca384 sposò mwcqSerena, nipote dell'Imperatore mwcgTeodosio. Dalla loro unione nasceranno mwcwEucherio e due figlie: mwdaMaria e mwdqTermanzia che andarono in spose, in momenti successivi, all'imperatore Onoriocite-ref-8[8]. Serena era una bella e giovane donna ambiziosa che godeva di grande considerazione presso lo zio: si adopererà sempre per supportare la carriera del marito.
Nel mwew388 seguì Teodosio nella guerra contro l'mwfausurpatore mwfqMagno Massimo che tentava di prendere il controllo dell'Occidente sotto mwfgValentiniano, cognato di Teodosio.
Divenuto mwgamwgqmagister peditum praesentalis e mwggmwgwmagister utriusque militiae ristabilì l'esercito che poi, sotto la guida di Teodosio, il 5 settembre mwha394 vincerà la mwhqbattaglia del Frigido contro le truppe dell'usurpatore mwhgFlavio Eugenio e del suo generale mwhwArbogaste, responsabili della morte di mwiaValentiniano II. In questa battaglia Stilicone ebbe anche un ruolo di comandocite-ref-9[9], avendo alle sue dipendenze il mwjqvisigoto mwjgAlarico che in seguito sarebbe divenuto suo nemico, alla guida di un consistente numero di mwjwfoederati mwkagoticite-ref-10[10]. Stilicone si distinse particolarmente al Frigido, tanto da guadagnarsi in seguito il controllo assoluto dell'esercito e diventare, insieme con il mwlqprefetto del pretorio mwlgFlavio Rufino, il personaggio principale dell'Impero. Per questo mwlwTeodosio I poco prima di morire il 17 gennaio mwma395 vide in lui l'uomo a cui poter affidare la reggenza dell'mwmqImperocite-ref-11[11] a nome di almeno uno dei due figli ancora giovani, l'undicenne mwngOnorio.
Guerra contro Alarico e contrasti con l'Oriente
mwqgOnorio salì così sul trono d'Occidente, mentre al fratello mwqwArcadio andò la parte orientale. Stilicone divenne il comandante in capo delle truppe dell'mwraesercito d'Occidente nonché reggente di Onorio. Stilicone rivendicò in realtà che le ultime volontà di Teodosio fossero che Stilicone fosse il reggente di entrambi i suoi figli, l'undicenne Onorio e il diciottenne mwrqArcadio, a cui lasciò rispettivamente l'mwrgOccidente e l'mwrwOriente, al fine di mantenere la coesione delle due parti dell'Impero. Tuttavia, il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, che di fatto era il reggente di Arcadio (associato al trono dal padre fin dal 383) mentre Teodosio era in Italia, rifiutò di cedere a Stilicone il potere detenuto fino a quel momento, accusando il generalissimo d'Occidente di menzogna. Il conflitto tra Stilicone e Rufino per la reggenza di Arcadio ingenerò un forte deterioramento dei rapporti tra le due mwsapartes dell'Impero. I due fratelli, infatti, invece di dirigere l'Impero in maniera collegiale, si disputarono il controllo delle terre confinanti, specialmente dell'mwsqIllirico.
Nel mwsw395 i Visigoti di mwtaAlarico della mwtqMesia, mwtgfoederati di Roma, ruppero l'alleanza con Roma e saccheggiarono la mwtwTracia. La ragione era che Alarico era infuriato per non aver ottenuto un ruolo di comando nell'esercito romano,cite-ref-12[12] anche se vi furono sospetti di collusione con il prefetto del pretorio d'Oriente mwvaRufino, che avrebbe spinto Alarico a rivoltarsicite-ref-13[13].
Stilicone mise insieme un mwwgesercito e marciò contro di loro, ma Arcadio, spinto dal mwwwprefetto del pretorio mwxaFlavio Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno a mwxqCostantinopoli per proteggere la capitalecite-ref-14[14]. In Oriente infatti si aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a conquistare il dominio anche di Costantinopoli prendendo il posto di Rufino come reggente di Arcadio. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato sconfitto dai Romani dopo la disastrosa mwygAdrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero. Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo così il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe, al comando del mwywgoto mwzaGainas, uccisero Rufino: i sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti.cite-ref-15[15] Nel frattempo, all'inizio del 396, Stilicone tornò a Milano,cite-ref-16[16] da cui partì per visitare la frontiera del mw1qRenocite-ref-17[17]. Stilicone ne approfittò per reclutare dalle tribù al di là del Reno numerosi ausiliari germanici, con cui nel mw2g397 affrontò Alarico nel mw2wPeloponneso, che il re visigoto aveva invaso, riuscendo ad accerchiarlo su un colle; tuttavia, Alarico riuscì in qualche modo a sfuggirgli, e a devastare l'Epiro. Il modo in cui Alarico riuscì a sfuggire all'accerchiamento romano non è chiaro: secondo Claudiano la colpa sarebbe di Arcadio che, questa volta consigliato da mw3aEutropio, avrebbe ordinato a Stilicone di ritirarsi, e il comandante romano obbedì; secondo invece Zosimo, la colpa sarebbe stata di Stilicone stesso, reo di non essere riuscito a mantenere la disciplina nel suo esercito, che si sarebbe sparpagliato nelle campagne predando quel poco che gli stessi Goti non avevano ancora saccheggiato invece di dare il colpo decisivo ai Visigoti di Alarico.cite-ref-18[18] Probabilmente a causa di questa intromissione di Stilicone negli affari orientali, Eutropio fece dichiarare dal mw4qsenato di Costantinopoli Stilicone mw4gmw4whostis publicus dell'Impero d'Orientecite-ref-19[19]. Nel frattempo Alarico, giunto a un accordo con Arcadio, ottenne nuove terre di insediamento in Macedonia e venne nominato mw6amagister militum per Illyricum, e ciò gli permise di riequipaggiare il suo esercito di nuove armi romanecite-ref-20[20].
In quello stesso anno il mw7gmw7wcomes Africae mw8aGildone alleandosi con mw8qArcadio, trasferì la propria obbedienza all'Impero d'Oriente, rivoltandosi e interrompendo il rifornimento del grano dall'Africa a Romacite-ref-21[21]. Stilicone reagì immediatamente requisendo il grano della mw9gGallia e dell'mw9wHispania e inviando mw-aMascezel, fratello di Gildone stesso, contro il ribelle; la rivolta venne immediatamente sedata e l'Africa ritornò a rifornire Roma e l'Italia di grano, anche se Mascezel perì in circostanze sospette, forse assassinato per ordine dello stesso Stiliconecite-ref-22[22] che si assunse tutto il merito della vittoria.
Le invasioni barbariche di Alarico e di Radagaiso
Nel novembre del mwaqu401 mwaqyAlarico invase l'Italia, varcando le Alpi Giuliecite-ref-23[23], devastò le province di Venezia, Liguria ed Etruriacite-ref-24[24], espugnando mwaq8Aquileia e diverse altre città senza incontrare alcuna seria resistenzacite-ref-25[25]; Alarico giunse persino ad mwarqassediare mwaruMediolanum, capitale dell'Impero romano d'Occidentecite-ref-26[26], e, a un certo punto, si diffuse il timore che il re goto sarebbe riuscito ad avanzare fino a Romacite-ref-27[27]. Stilicone, inizialmente, non poté reagire, in quanto dovette respingere un'incursione di mwar4Vandali in mwar8Rezia prima di marciare contro Alarico. Una volta vinti gli invasori della Rezia in battaglia, ne approfittò per rinforzare la sua armata spingendo una parte dei Barbari vinti ad arruolarsi come ausiliari nel suo esercito. Mandò inoltre ordini alle legioni poste alla difesa della frontiera del Reno e della Britannia di raggiungerlo in Italia per affrontare i Visigoti di Alarico. Tornato in Italia, Stilicone riuscì ad attraversare l'Adda, nonostante i ponti fossero caduti in mano nemica, e a costringere Alarico a levare l'assedio della capitale. Alarico fu costretto a ripiegare verso le mwasaAlpi Marittime ma fu affrontato da Stilicone nella mwasebattaglia di Pollenzo, che ebbe luogo il 6 aprile mwasi402 durante le celebrazioni pasquali e fu vinta dai Romani: Stilicone, in seguito alla vittoria di misura in questa battaglia, recuperò il bottino dei Goti ma soprattutto fece prigionieri la moglie e i figli di Alaricocite-ref-28[28]cite-ref-29[29]. Alarico, tuttavia, pur avendo subito delle perdite, costituiva ancora una seria minaccia, avendo ancora la cavalleria intattacite-ref-30[30]. Stilicone riuscì tuttavia a convincerlo a ritirarsi dalla Penisola e a fare ritorno nell'Illirico promettendogli in cambio la liberazione dei suoi famigliari catturati in seguito alla battaglia di Pollenzo. Durante la ritirata dei Goti, tuttavia, Alarico violò almeno in parte i patti, costringendo Stilicone ad affrontarlo di nuovo presso mwas8Verona nel mwata403,cite-ref-31[31] battaglia che si concluse con un'ulteriore sconfitta dei Goti. Pertanto i Goti furono costretti ad abbandonare l'Italia varcando di nuovo le Alpi Giuliecite-ref-32[32] e a fare ritorno in Illiria.
La dinamica di tali battaglie resta tuttavia sconosciuta: nessuna si rivelò decisiva, e Alarico poté sempre sfuggire a un disastro definitivo. Più di uno storico ritiene che in realtà Stilicone, a corto di soldati, cercasse un accomodamento e forse addirittura un'alleanza con il potente esercito visigotocite-ref-33[33]. Sembra infatti che Stilicone intendesse usare Alarico come alleato contro l'Impero romano d'Oriente per spingere Arcadio a cedere all'Impero d'Occidente l'Illirico orientale.cite-ref-34[34] mwauiSozomeno, in effetti, attesta che nel 405 i Visigoti di Alarico erano insediati nella «regione dei Barbari ai confini di Dalmazia e Pannonia» e che Alarico era stato nominato generale romano per volontà di Stilicone, che lo istigò a invadere l'Epiro.cite-ref-sozix4-35-0[35] Secondo diversi studiosi moderni, la «regione dei Barbari ai confini di Dalmazia e Pannonia» andrebbe identificata con quei distretti a cavallo tra Dalmazia e Pannonia, cioè con territorio romano-occidentale; essi sostengono dunque che, già in seguito alla battaglia di Verona del 403, Stilicone avesse acconsentito di concedere ai Visigoti terre di insediamento in Dalmazia e Pannonia, in cambio della loro alleanza contro l'Impero d'Oriente al fine di sottrargli i territori contesi dell'Illirico Orientale; secondo i suddetti studiosi la carica militare romana che Stilicone avrebbe concesso ad Alarico sarebbe stata quella di mwaucmwaugComes Illyrici.cite-ref-36[36] Altri studiosi invece non concordano, identificando la «regione dei Barbari ai confini di Dalmazia e Pannonia» con province romano-orientali confinanti appunto con Dalmazia e Pannonia, ovvero mwau0mwau4Praevalitana e mwau8Moesia I.cite-ref-cesa98-99-37-0[37] Dunque Stilicone, dopo Verona, avrebbe concesso ad Alarico un mero salvacondotto, e i Visigoti avrebbero fatto ritorno in territorio romano-orientale, come sembrerebbe peraltro suggerire una lettera datata 404 in cui il mittente Onorio, rivolgendosi al destinatario e fratello Arcadio, si lamentava per non essere stato informato delle devastazioni compiute nell'Illirico Orientale da non meglio specificati Barbari, da identificare presumibilmente con i Visigoti di Alarico.cite-ref-cesa98-99-37-1[37] I suddetti studiosi datano l'alleanza militare tra Stilicone e Alarico contro l'Impero d'Oriente al 405.cite-ref-cesa98-99-37-2[37]
Per celebrare la vittoria l'imperatore e il suo generale entrarono trionfalmente a mwav0Roma. Stilicone e mwav4Onorio sfilarono davanti al popolo romano sullo stesso carro ed è in questa occasione che si tennero gli ultimi combattimenti di mwav8gladiatori a mwawaRoma, prima che Onorio decida di vietarli definitivamente. Nel mwawe405 Stilicone venne di nuovo onorato con la carica di mwawiconsole ordinario.
Alla fine dell'anno mwawq405, un mwawuostrogoto di nome mwawyRadagaiso oltrepassò le Alpi al comando di un imponente esercito costituito soprattutto da mwawcOstrogoti (anche se alcune fonti, come Zosimo, sostengono che l'esercito di Radagaiso fosse multietnico) ed entrò in Italia. Incominciò a scorrazzare per la mwawgpianura padana attorno a mwawkRavenna, divenuta la nuova capitale dell'Impero, seminando terrore e infine varcò gli mwawoAppennini giungendo in mwawsEtruria con l'obiettivo di puntare su mwawwRoma. Stilicone decretò una serie di misure d'urgenza per poter affrontare i barbari, permettendo persino agli schiavi (normalmente esentati dal servizio militare) di arruolarsi promettendo loro in cambio la libertà oltre a un premio in denaro di due solidi.cite-ref-38[38] Nel frattempo gli invasori assediarono mwaxeFlorentia, ma dovettero ritirarsi con l'arrivo dell'esercito di Stilicone da mwaxiPavia rafforzato dalle truppe dei mwaxmVisigoti di mwaxqSaro e degli mwaxuUnni di mwaxyUldino.cite-ref-39[39] La mwaxsbattaglia decisiva ebbe luogo a mwaxwFiesole nel 406, nella quale l'armata romana riuscì ad avere la meglio sul nemico.cite-ref-40[40] Costretti dalla fame, molti dei barbari di mwayeRadagaiso si arresero, mentre gli altri vennero sterminati. Il capo ostrogoto venne catturato e ucciso il 23 agosto mwayi406.cite-ref-41[41] Stilicone approfittò della vittoria per rinforzare il suo esercito costringendo mwayc12 000 dei soldati di Radagaiso a reclutarsi nell'esercito romano, mentre il resto dei barbari superstiti vennero venduti in schiavitù.cite-ref-42[42] Secondo Orosio, per l'eccessiva abbondanza di goti venduti come schiavi, il prezzo per ogni schiavo diminuì drammaticamente.cite-ref-43[43] Stilicone venne di nuovo celebrato come salvatore di mwazaRoma e un mwazearco di trionfo venne inaugurato a Roma per commemorare la vittoria «che aveva annientato per l'eternità la nazione getica»; inoltre i Romani, grati al generale «per il suo amore eccezionale verso il popolo romano», innalzarono sulla tribuna dei mwaziRostri una statua raffigurante Stilicone.cite-ref-44[44]
Nel mwazg405 ordinò la distruzione dei mwazklibri sibillini, le cui mwazoprofezie cominciavano a essere utilizzate per attaccare il suo governo. Nella fine del 406, inviò Alarico in Epiro, stringendo con lui un'alleanza contro l'Impero d'Oriente: l'intenzione di Stilicone era farsi consegnare da Arcadio l'Illirico orientale.cite-ref-45[45]
L'invasione barbarica in Gallia e l'usurpazione di Costantino
(latino)
«[...]agmina quin etiam flavis obiecta Sygambris
quaeque domant Chattos inmansuetosque Cheruscos,
huc omnes vertere minas tutumque remotis
excubiis Rhenum solo terrore relinquunt.
ullane posteritas credet? Germania quondam
illa ferox populis, quae vis instantibus olim
principibus tota poterat cum mole teneri,
iam sese placidam praebet Stilichonis habenis,
ut nec praesidiis nudato limite temptet
expositum calcare solum nec transeat amnem,
incustoditam metuens attingere ripam.»
(italiano)
«Persino le legioni che affrontavano i [...] Sigambri, e quelle che tenevano in soggezione i Catti e i selvaggi Cherusci [...], lasciarono il Reno, di cui erano state poste a difesa, e che ormai era difeso da una sola cosa - il timore di Roma. Chi mai dei posteri darà credito a questa storia? La Germania, un tempo la sede di popoli così fieri e bellicosi che gli imperatori precedenti potevano a stento tenerli sotto controllo con l'intero peso delle loro armate, ora si offre seguace così volenterosa della mano guidante di Stilicone che non tenta né un'invasione dei territori esposti al suo attacco dalla rimozione delle sue truppe di frontiera né attraversa il fiume, troppo timorosa per avvicinarsi a una riva indifesa.»
(Claudiano, De bello gothico, versi 422-432.)
Questo è quanto scrisse Claudiano nel 402-403, ben prima dell'mwaaoattraversamento del Reno del 406. Si può dire quindi che le affermazioni di Claudiano riguardanti i timori delle nazioni germaniche di attraversare un fiume indifeso furono contraddette dagli avvenimenti successivi. Nella notte del 31 dicembre mwaas406, gruppi di mwaawVandali, mwaa0Alani, mwaa4Suebi e mwaa8Burgundi, essendo le frontiere sguarnite dalle truppe impegnate in Italia, attraversarono il mwabaReno gelato e sorpresero la guarnigione romana di mwabeMogontiacum. In seguito si espansero in tutta la mwabiGallia, saccheggiandola e devastandola. L'invasione, secondo la tradizione storica, causò immani massacri. L'avvenimento resta di portata storica epocale, in quanto questi popoli non sarebbero mai più usciti dall'Impero e vi avrebbero fondato, insieme con gli stessi Visigoti, i primi mwabmRegni romano-barbarici.
Nel frattempo, già negli ultimi mesi del 406, la mwaboBritannia, rimasta indifesa contro le incursioni di mwabsPitti, mwabwScoti e mwab0Sassoni, si rivoltò al governo centrale, sotto la guida dell'usurpatore mwab4Marco.cite-ref-oli12-46-0[46] Ucciso Marco dai suoi stessi soldati dopo pochi mesi di regno, usurpò la porpora mwacmGraziano, che tuttavia in breve tempo fece la stessa fine del suo predecessore.cite-ref-oli12-46-1[46] Le truppe britanniche elessero quindi imperatore mwacgCostantino, il quale nel 407 decise di sbarcare con la sua armata in Gallia con il pretesto di difenderla dagli invasori del Reno che la stavano devastando.cite-ref-oli12-46-2[46] Sbarcato a mwac0Boulogne, riuscì in breve tempo a impadronirsi della mwac4Gallia, mwac8Britannia e in seguito anche dell'mwadaHispania, privando mwadeOnorio di metà del suo impero. L'Imperatore legittimo restò in possesso delle sole diocesi dell'mwadiItalia, dell'mwadmAfrica e della mwadqPannonia.cite-ref-oli12-46-3[46]
Stilicone non fu energico com'era stato con mwadoRadagaiso, e la Gallia restò abbandonata a barbari e usurpatori. Nel frattempo Stilicone da Ravenna stava ultimando i preparativi per raggiungere mwadsAlarico in mwadwEpiro per condurre una guerra civile contro l'Impero romano d'Oriente quando due notizie lo trattennero dal partire: si era sparsa la voce infondata della presunta morte di Alarico e inoltre Onorio da Roma gli aveva inviato lettere che lo informarono dell'usurpazione di mwad0Constantino in Gallia.cite-ref-47[47] Stilicone, annullata dunque ufficialmente la spedizione illirica, inviò nel mwaei407 un'armata sotto il comando del generale romano di origini mwaemgote mwaeqSaro in mwaeuGallia per porre fine all'usurpazione di mwaeyConstantino.cite-ref-zosvi2-48-0[48] Dopo alcuni iniziali successi in cui sconfisse i generali di Costantino, mwaesGiustiniano e mwaewNebiogaste, giungendo ad assediare mwae0Valentia Julia, dove era asserragliato Costantino stesso, le sorti cambiarono.cite-ref-zosvi2-48-1[48] L'usurpatore sembrava sul punto di capitolare, ma durante il settimo giorno di assedio intervennero in suo soccorso le truppe di mwafiEdobico e mwafmGeronzio, che costrinsero Saro a levare l'assedio e a ritirarsi in tutta fretta; durante la frettolosa ritirata, Saro fu costretto peraltro a cedere tutto il bottino accumulato ai mwafqBagaudi che controllavano i passi montani per ottenere da loro il permesso di passare le Alpi e rientrare indenni in Italia.cite-ref-zosvi2-48-2[48]
Conflitti con Costantinopoli e problema Alarico
Forte dei suoi successi, Stilicone intravide per la prima volta la possibilità di una guerra con l'mwafsImpero romano d'Oriente. Dopo che i rapporti tra le due mwafwpartes erano decisamente migliorati nel periodo dal 401 al 403, a partire dal 404 le due mwaf0partes cominciarono di nuovo a litigare, questa volta per la deposizione del mwaf4patriarca di Costantinopoli mwaf8Giovanni Crisostomo, non approvata dall'Occidente romano, oltre che per il possesso della mwagaPrefettura del pretorio dell'Illirico.cite-ref-49[49] Onorio inviò alla corte del fratello Arcadio dei messi per protestare per la deposizione di Giovanni Crisostomo, ma costoro, al loro arrivo, furono addirittura imprigionati per ordine di Arcadio, cosa che Onorio non prese bene. Nel 404 e nel 405 Stilicone non riconobbe il console romano-orientale di quei anni (anche se quello del 405 fu riconosciuto tardivamente a metà anno) e, intorno a quel periodo, ordinò la chiusura dei porti d'Italia alle navi provenienti dall'Oriente.cite-ref-50[50] Nel frattempo si avvicinò ad mwagkAlarico e strinse un'alleanza militare con lui, suggellata da uno scambio di ostaggi. Alarico venne nominato generale romano, presumibilmente mwagomagister militum per Illyricum o in alternativa mwagsComes Illyrici.cite-ref-sozix4-35-1[35] In posizione di forza Stilicone esigette alla fine dell'autunno mwaha406 l'annessione dell'Illirico orientale, che era sotto l'autorità nominale di mwaheCostantinopoli, alla mwahipars occidentis, tornando così allo stato preesistente alle disposizioni di mwahmGraziano del mwahq379.cite-ref-51[51]
Ma la prospettiva di una guerra e la rottura della mwahoconcordia fratrum non fu bene accolta dalle élite romane e un'opposizione sorda ai progetti di Stilicone cominciò a farsi sentire, incoraggiata dal partito nazionalista anti-barbarico.
Malgrado ciò nel mwahw407 mwah0Alarico prese possesso a nome di mwah4Onorio dell'mwah8Epiro.cite-ref-52[52] Stilicone gli aveva inviato nel frattempo il prefetto del pretorio dell'Illirico mwaiqGiovio, affinché approvvigionasse l'armata visigota. Stilicone era pronto a partire per l'Oriente, ma venne fermato dalla notizia dell'usurpazione di mwaiuCostantino in Gallia e dalla falsa notizia della morte di mwaiyAlarico.cite-ref-53[53] Onorio, sotto pressioni di Serena (che mirava alla concordia tra le due mwaispartes) e dando la priorità alla guerra contro l'usurpatore Costantino III, decise di annullare ufficialmente la spedizione, avvertendo della decisione Alarico mediante lettere.cite-ref-zosv29-54-0[54] Stilicone tornò a Roma per consultarsi con l'Imperatore e con il senato romano sulle prossime mosse da adottare.
Nel 408 mwajeAlarico reagì occupando il mwajiNorico e premendo sulle frontiere dell'Italia; da tale posizione di forza, mediante messi spediti a Ravenna presso Stilicone, esigette il versamento di mwajm4 000 libbre d'oro non solo quale ricompensa "per i servizi resi" all'Impero d'Occidente in Epiro, ma anche come rimborso spese per il viaggio dall'Epiro al Norico, e minacciando di invadere l'Italia nel caso questa richiesta non fosse stata soddisfatta.cite-ref-zosv29-54-1[54] Stilicone portò la richiesta davanti al mwajgSenato sollecitando il versamento della somma richiesta quale ricompensa per aver servito gli interessi dell'Imperatore d'Occidente.cite-ref-zosv29-54-2[54] Malgrado la viva opposizione, il Senato accordò il sussidio al fine di assicurare la pace in Italia e conservare l'alleanza con il re dei mwaj0Visigoti.cite-ref-zosv29-54-3[54] Solo il mwakimwakmpraefectus urbi mwakqLampadio ebbe il coraggio di opporsi apertamente affermando che «mwaku questo non è affatto un trattato di pace, ma un patto di schiavitù», per poi rifugiarsi in chiesa timoroso della possibile vendetta di Stilicone.cite-ref-zosv29-54-4[54] In effetti questa vittoria politica sembrò più una disfatta morale, danneggiando ulteriormente la reputazione del reggente.
Ticinum e la fine di Stilicone
A questo punto mwakwOnorio decise di recarsi a mwak0mwak4Ticinum per visitare l'esercito che si stava preparando per una seconda spedizione in Gallia contro mwak8Costantino.cite-ref-zosv30-55-0[55] Stilicone, spalleggiato dal suo fidato avvocato e consigliere Giustiniano e forse presagendo la rivolta dell'esercito a mwalqPavia che di fatto avrebbe cagionato la sua rovina, cercò di dissuadere l'imperatore, ma oramai non aveva più l'autorità sufficiente per opporsi: Onorio, oramai maggiorenne, manifestava insofferenza nei confronti del tutore sempre troppo presente e ancora troppo influente nella vita politica e nell'esercito.cite-ref-zosv30-55-1[55] Inoltre, dopo l'affare mwalkAlarico, cominciava a nutrire dubbi sulla lealtà del suo generale. Stilicone, volendo impedire quel viaggio perché temeva che le truppe di Pavia, a lui avverse, avrebbero potuto approfittarne per tramare ai suoi danni, per esempio portando dalla loro parte Onorio, avrebbe persino spinto mwaloSaro a generare una rivolta dei soldati a mwalsRavenna per intimidire Onorio, ma ciò non diede i risultati sperati e Onorio raggiunse comunque mwalwBologna.cite-ref-zosv30-55-2[55] Qui Onorio scrisse a Stilicone ordinandogli di punire in maniera esemplare i soldati ribelli.cite-ref-zosv30-55-3[55] Quando però il generalissimo annunciò l'intenzione di punirli con la mwamudecimazione, i soldati, con un pianto dirotto, ottennero che il generale scrivesse all'Imperatore, chiedendo di non punirli; in questo modo ottennero il perdono da Onorio, scampando pertanto alla punizione.cite-ref-zosv30-55-4[55]
A Bologna Onorio apprese della morte del fratello mwamsArcadio avvenuta a mwamwCostantinopoli il primo maggio mwam0408.cite-ref-zosv31-56-0[56] Incontrato Stilicone nella città felsinea, ebbe con lui una discussione accesa: Onorio intendeva infatti andare a mwaniCostantinopoli per prendere tutela del giovane nipote mwanmTeodosio, ma Stilicone lo convinse che, con Alarico e Costantino in agguato e con i rapporti conflittuali con l'Oriente, la presenza dell'Imperatore in Italia in questi frangenti così delicati era necessaria e che sarebbe andato lui stesso a Costantinopoli, senza illudersi del successo della missione.cite-ref-zosv31-56-1[56] Stilicone convinse inoltre Onorio a scrivere ad Alarico per informarlo della sua nuova missione al servizio dei Romani in Gallia.cite-ref-zosv31-56-2[56] Stilicone intendeva infatti tenere impegnati i mwanwfoederati Visigoti di Alarico in Gallia facendoli combattere insieme alle legioni romane contro l'usurpatore Costantino III.cite-ref-zosv31-56-3[56]
Convinto Onorio, Stilicone si preparò per partire per Costantinopoli, ma, narra mwaoiZosimo, tardò a eseguire ciò che aveva promesso.cite-ref-zosv32-57-0[57] Era il canto del cigno per Stilicone: la debolezza dell'impero, pur imputabile a una catena di eventi scatenati dalla sconfitta di mwaocAdrianopoli e dall'inutile carneficina del mwaogFrigido, era palese. Per di più la sua origine barbara e il suo credo ariano gli procurarono odio tra i cortigiani imperiali, specialmente mwaokOlimpio, che complottarono contro di lui, influenzando l'imperatore con diverse voci: che aveva pianificato l'assassinio di mwaooRufino, che stava brigando con mwaosAlarico,cite-ref-58[58] che aveva istigato gli mwapainvasori del Reno a invadere la mwapeGallia nel mwapi406cite-ref-59[59] e soprattutto che intendeva recarsi a Costantinopoli con l'intenzione di deporre mwapcTeodosio e porre sul trono imperiale il figlio mwapgEucherio.cite-ref-60[60]
Il 9 agosto dunque, l'imperatore giunse a mwap4mwap8Ticinum accompagnato da mwaqaOlimpio che non si lasciò sfuggire l'occasione di cominciare la sua opera di segreta sobillazione dei militari sfruttando il loro sentimento nazionalista romano anti-germanico e quindi anti-stiliconiano.cite-ref-zosv32-57-1[57] Infatti il 13 agosto, mentre l'imperatore arringava le truppe, a un gesto stabilito, sguainate le spade, i soldati incominciarono un massacro spaventoso.cite-ref-zosv32-57-2[57] Sotto il furore della soldatesca, caddero vittime numerosissime persone, militari germanici legati a Stilicone, ma anche innocenti civili.cite-ref-zosv32-57-3[57] Tra questi vi erano ilmwaq0 mwaq4præfectus prætorio Galliarum mwaq8Limenio, mwaraquello d'Italia mwareMacrobio Longiniano, il mwarimwarmmagister militum per Gallias mwarqCariobaude, il mwarumwarymagister officiorum Nemorio, il mwarcmwargcomes sacrarum largitionum Patroino, il mwarkmwarocomes domesticorum Salvio e il mwarsmwarwquaestor sacri palatii Salvio, il mwar0magister equitum Vincenzio.cite-ref-zosv32-57-4[57] Terminata la strage nel campo, gli ammutinati si riversarono nella città che devastarono, casa per casa, in cerca di fuggiaschi e saccheggiarono compiendo indicibili violenze anche sull'ignara popolazione.cite-ref-zosv32-57-5[57] Inutili furono i tentativi di Onorio di fermare la strage.cite-ref-zosv32-57-6[57]
Intanto la notizia dell'ammutinamento giunse a Bologna, dove era rimasto Stilicone.cite-ref-zosv33-61-0[61] Il generale radunò i mwas8foederati barbari che militavano nel suo esercito per decidere le misure da adottare: inizialmente fu deciso che essi avrebbero represso la rivolta con severità solo nel caso in cui Onorio fosse stato ucciso dai ribelli; in caso contrario, avrebbero castigato i soli principali responsabili della sommossa, nonostante l'uccisione di molti magistrati.cite-ref-zosv33-61-1[61] Quando arrivò la notizia che i ribelli non avevano recato alcun danno a Onorio, Stilicone, avendo intuito che l'Imperatore gli era diventato ostile, decise di non intervenire per punire l'esercito, conscio che ciò avrebbe dato inizio a una sanguinosa guerra civile ma consapevole anche che questo voleva dire sottoscrivere la propria fine; il generalissimo intendeva invece recarsi a Ravenna, determinato a parlare direttamente con l'Imperatore per tentare di difendersi dalle accuse di tradimento.cite-ref-zosv33-61-2[61] Quando Stilicone comunicò ai propri soldati mwatgfoederati sempre più perplessi e sdegnati la sua partenza per mwatkRavenna, questi uno dopo l'altro lo abbandonarono, anzi mwatoSaro, non rassegnandosi alla passività, sfogò la sua amarezza uccidendo tutti gli mwatsUnni della guardia personale di Stilicone e penetrando nella sua tenda con intenzioni evidentemente ostili; Stilicone riuscì comunque a fuggire.cite-ref-zosv33-61-3[61] Il generale, constatato di non potersi fidare nemmeno dei soldati barbari che lo servivano, decise, nel corso del viaggio verso Ravenna, di avvertire le città dove dimoravano le mogli e i figli dei federati barbari di non aprire le porte a loro nel caso essi si fossero presentati di fronte a queste città chiedendo di entrare.cite-ref-zosv33-61-4[61]
A Ravenna giunse l'ordine imperiale di arrestare e giustiziare Stilicone.cite-ref-zosv34-62-0[62] Il generalissimo cercò riparo nottetempo in una chiesa invocando il mwaukdiritto di asilo, ma i soldati di Onorio vi fecero irruzione il giorno successivo e giurarono davanti al vescovo ravennate che Stilicone avrebbe avuta salva la vita, venendo condannato solo al carcere, portando a prova di ciò una lettera imperiale che mostrarono al generale; tale promessa non fu però mantenuta.cite-ref-zosv34-62-1[62] Non appena il generale uscì dalla chiesa sotto la custodia dei soldati, infatti, arrivò per lettera, dalla stessa persona che aveva portato la prima, la sentenza di morte per crimini contro lo stato.cite-ref-zosv34-62-2[62] mwaviEracliano, comandante della guarnigione, prese in carico Stilicone ed eseguì egli stesso la sentenza decapitando il mwavmmwavqmagister militum.cite-ref-zosv34-62-3[62] Stilicone avrebbe facilmente potuto evitare l'arresto e sollevare le truppe a lui fedeli che lo accompagnavano e che aspettavano solo un cenno per intervenire, ma non lo fece per timore delle conseguenze di questa azione avrebbe avuto sul destino del traballante mwavkimpero occidentale.cite-ref-zosv34-62-4[62] Questa fu la fine di Flavio Stilicone il 22 o il 23 agosto mwav4408.cite-ref-22-23-agosto-1-3[1] Il figlio mwawmEucherio riuscì a fuggire e a raggiungere la madre a Roma, ma fu assassinato poco dopocite-ref-63[63]. La figlia mwawgTermanzia, moglie di Onorio, verrà ripudiata e allontanata dalla corte. In tutta mwawkItalia scoppiò un'ondata di violenza contro le famiglie dei barbari mwawomwawsfoederati, che andarono allora a ingrossare le file dell'esercito di mwawwAlaricocite-ref-64[64]. Questi attraversò le mwaxeAlpi Giulie, devastò la penisola e pose l'mwaxiassedio a Roma, che mwaxmcadde e fu saccheggiata due anni dopo, nel mwaxq410. Dopo otto secoli un esercito straniero entrava di nuovo a Roma.
Nella navata centrale della mwaxyBasilica di Sant'Ambrogio a mwaxcMilano, si può vedere un sarcofago paleocristiano in marmo chiamato Sarcofago di Stilicone. Risulta tuttavia inverosimile, per il luogo e il modo in cui fu ucciso, che il generale sia stato sepolto a Milano; il nome della tomba si deve probabilmente a tradizione popolare.
Stilicone nella storiografia
Fonti antiche
Orosio
mwaxwOrosio è molto ostile nei confronti di Stilicone. Egli scrive:
«37. Nel frattempo l'Imperatore Teodosio Maggiore aveva affidato la tutela dei figli e la reggenza delle due corti rispettivamente ai due dei suoi sudditi più potenti, Rufino in Oriente e Stilicone in Occidente. [...] Rufino, aspirando alla dignità reale per se, sobillò i Barbari [a invadere l'Impero]; Stilicone, desiderandola per il figlio [Eucherio], diede loro sostegno in modo che, a causa delle necessità dello stato nelle crisi improvvise, non si potesse fare a meno di lui. Taccio di re Alarico e dei suoi Goti, spesso vinti, spesso circondati, sempre lasciati andare. [...]»
(Orosio, Storia contro i Pagani, VII,37.)
E ancora:
«38. Nel frattempo il
Comes
Stilicone, appartenente alla stirpe avida, imbelle, e propensa al tradimento, dei Vandali, non accontentandosi di governare di fatto facendo le veci dell’Imperatore nominale, provò con ogni espediente possibile di collocare sul trono il figlio Eucherio. Secondo una diceria comune, quest’ultimo progettava di perseguitare i Cristiani fin da quando era un fanciullo e un cittadino privato. Quindi, quando Alarico e l'intera nazione dei Goti implorò umilmente la pace a termini molto favorevoli e in cambio di qualche luogo dove insediarsi, Stilicone li sostenne con un'alleanza segreta, ma in nome dello stato negò loro l'opportunità di fare guerra o pace, usandoli [...] per intimidire lo stato. Inoltre, altre nazioni irresistibili nel numero e nella potenza che ora stanno opprimendo le province della Gallia e della Spagna (ovvero gli Alani, gli Svevi e i Vandali, insieme ai Burgundi che furono guidati dallo stesso movimento), furono sobillati da Stilicone a prendere le armi per loro iniziativa [...] una volta che il loro timore di Roma era stato rimosso. [...] Stilicone [...] sperava che avrebbe potuto approfittare di questa situazione di pericolo per sottrarre la dignità imperiale al genero [Onorio] e attribuirla a suo figlio, e che sarebbe risultato agevole reprimere le nazioni barbariche allo stesso modo in cui le aveva sobillate. Quando tutti questi crimini furono apertamente rivelati all'Imperatore Onorio e all'esercito romano, i soldati giustamente si ammutinarono e uccisero Stilicone [...]. Fu ucciso anche Eucherio, che, per guadagnarsi il favore dei Pagani, aveva minacciato di celebrare l'inizio del regno con la restaurazione dei templi e con la demolizione delle chiese. Pertanto le chiese di Cristo e l'Imperatore devoto furono liberati e vendicati con poche perdite e con la punizione di solo poche persone.»
(Orosio, Storia contro i Pagani, VII,38.)
Zosimo
mwayiZosimo, a seconda della fonte da cui dipende, è contraddittorio sul giudizio dell'operato di Stilicone. Laddove la sua fonte è favorevole a Stilicone, anche Zosimo esprime giudizi lusinghieri su di lui; laddove la sua fonte è ostile, il giudizio espresso da Zosimo diventa anch'esso ostile. Fin quando riassume l'opera di mwaymEunapio (fino al venticinquesimo capitolo del V libro), Zosimo è ostile nei confronti di Stilicone, perché non fa altro che riprendere e riassumere il giudizio ostile di Eunapio senza aggiungervi nulla di nuovo:
«L’impero era stato affidato ad Arcadio e a Onorio, ma la loro autorità sembrava solo nominale; in realtà, tutto il potere in Oriente dipendeva da Rufino, in Occidente dalla volontà di Stilicone. Tutti i processi erano decisi dalla loro autorità e se ne andava vincitore chi comperava con il denaro il voto, o chi altrimenti si guadagnava con l’amicizia il favore del giudice. Tutti quei beni che facevano comunemente ritenere fortunati i proprietari finivano nelle mani di costoro: alcuni li allettavano con doni ed evitavano in questo modo di essere calunniati, altri offrivano le proprie cose per ottenere una carica o procurare qualche altra rovina alla città. Nelle città abbondavano misfatti di ogni sorta e la ricchezza da ogni parte veniva convogliata nelle case di Rufino e Stilicone; la povertà invece invadeva dovunque le dimore di quelli un tempo ricchi. Gli imperatori non sapevano nulla di tutto questo, ma sottoscrivevano semplicemente quanto Rufino e Stilicone ordinavano.»
(Zosimo, Storia Nuova, V,1.)
Quando però Zosimo comincia a riassumere l'opera di mwayyOlimpiodoro (a partire dal ventiseiesimo capitolo del V libro), che difatti era favorevole a Stilicone, anche il suo giudizio su Stilicone diventa lusinghiero:
«Proprio mentre il figlio Eucherio fuggendo ritornava a Roma, Stilicone era condotto a morte. I barbari che erano con lui, gli schiavi e soprattutto gli amici (il loro numero non era esiguo) si impegnarono per sottrarlo all’uccisione; ma Stilicone, minacciandoli e spaventandoli, li fece desistere dal loro tentativo: poi in qualche modo sottopose egli stesso il collo alla spada. Tra tutti coloro, si direbbe, che furono al potere in quel tempo, fu il più moderato. Infatti, benché avesse sposato la nipote di Teodosio il vecchio, gli fossero stati affidati i regni di entrambi i figli di Teodosio e avesse tenuto per ventitré anni la carica di comandante, i soldati non lo videro mai assegnare cariche per denaro o ricavare guadagno dall’approvvigionamento destinato all’esercito. Aveva un unico figlio e lo fece arrivare sino alla dignità di tribuno notarile, senza procurargli nessun incarico più elevato.»
(Zosimo, Storia Nuova, V,34.)
Autori moderni
Stilicone, essendo passato dalle fonti come vandalo, inaugurò la serie dei "magister militum" di origine barbarica o semi-barbarica (serie che sarebbe proseguita con mwayoBonifacio, mwaysFlavio Ezio e mwaywRicimero), che si trovavano nella scomoda posizione di mediare tra "barbari" che in un certo senso li consideravano "traditori" (e che spesso però ambivano alla loro stessa posizione, come nel caso di Alarico, che a più riprese chiese espressamente un comando ufficiale nell'Impero) e degli imperatori che li guardavano con sospetto, accusandoli di connivenza col nemico dopo i primi rovesci.
Le fonti che abbiamo sulla sua origine barbarica sono successive alla sua morte e gli unici a citarla sono i suoi oppositori: Orosio e Gerolamo, entrambi epigoni di Olimpio, sua nemesi, ed entrambi impegnati a screditarlo in una sorta di "damnatio memoriae". Olimpiodoro, che elogiava Stilicone, attribuiva la sua caduta ai "disumani complotti" di Olimpio. Lo storico Ian Hughescite-ref-2-2-1[2] individua l'origine dell'equivoco in tre fattori: la divisione politica tra Occidente e oriente, la sua rivendicazione di mwaziparens principum in entrambe le parti dell'Impero e il suo comportamento davanti ad Alarico.
È una figura controversa: sebbene considerato fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, vista anche la sua morte quasi da "martire", non riuscì a evitare (o forse addirittura fomentò) una rivalità con l'Impero d'Oriente i cui effetti furono disastrosi per la corte di Ravenna, che non era in grado di difendersi da sola, anche perché il suo esercito era stato decimato dalle guerre civili (da ultimo la sanguinosa battaglia del Frigido). In effetti ciò che colpisce durante l'invasione del 406, l'abbandono della Britannia e le incursioni di Alarico, è la pressoché totale assenza di un esercito romano.
Il giudizio finale sul suo operato ha diviso generazioni di storici, si passa dall'accusa di tradimento al dipinto apologetico.
Si pensa che Stilicone, in quel drammatico biennio 406-408, si fosse accordato con Alarico per dirigerlo a combattere gli invasori della Gallia.cite-ref-65[65] Lo stesso Teodosio aveva utilizzato Alarico come mwazofoederatus e quindi come alleato nella battaglia del Frigido. Anche gli attriti con l'Oriente sarebbero stati legati quindi alla mwazsrealpolitik, all'esigenza di ottenere uomini, un comando unitario, e forse le reclute della gente guerriera dell'Illirico (quella regione che aveva fornito grandi imperatori-soldati nel drammatico III secolo).cite-ref-hea272-273-66-0[66] È possibile anche che Stilicone intendesse ottenere da Costantinopoli l'Illirico orientale, dove erano stanziati dal 378 i Goti, per legalizzare il controllo dei Goti sulle terre in questione in cambio del loro sostegno contro gli invasori del Reno.cite-ref-hea272-273-66-1[66] La rivalità tra le due parti dell'impero tuttavia fu deleteria per l'Occidente, che non ottenne aiuti immediati contro le invasioni barbariche del 406 e la ribellione di Alarico negli anni seguenti (solo nel 409, dopo la caduta di Stilicone, Teodosio II inviò mwa0q4 000 uomini in Italia per sostenere Onorio contro Alarico e Attalo).cite-ref-67[67]
Gli storici moderni si sono ripetutamente chiesti se l'invasione dell'Illirico fosse un piano da lungo tempo meditato, o piuttosto il risultato di eventi specifici, se non della disperazione. Autori più datati come mwa0oJohn Bagnell Bury ritengono che Stilicone rivendicasse l'annessione dell'Illirico Orientale alla mwa0spars occidentis fin dal 395, mentre autori come Hughescite-ref-0-68-0[68], Mazzarino e Cesa, basandosi sui panegirici di Claudiano (opere di propaganda del regime stiliconiano che in alcuni passi sembrano riconoscere come legittimo il governo di Arcadio sull'Illirico Orientale), concludono che solo dopo la sconfitta di Radagaiso nel 405-406 Stilicone concepisse questa strategia come l'unica via di uscita, mentre prima si era illuso di poter mantenere unità d'intenti tra le due parti dell'impero. I potenti senatori romani si opponevano al reclutamento massiccio di barbari nell'esercito, non ritenendoli affidabili, ma allo stesso tempo non volevano fornire i contadini che coltivavano le loro terre, né pagare le tasse che avrebbero consentito all'impero di reclutare altrove i soldati. Per difendere l'Italia Stilicone aveva sguarnito la Britannia e la frontiera del Reno, lasciata forse ai soli federati Franchi, chiaro sintomo di una coperta troppo corta. Sentendosi indifese, o volendo cogliere l'opportunità data dal momento di debolezza e di crisi, alcune zone dell'impero se ne stavano allontanando, e tra queste la Britannia. Non è infatti del tutto certo chi abbia abbandonato chi, se Roma la Britannia o la Britannia Romacite-ref-69[69]. Altre zone della Gallia erano infestate dai Bagaudi e si sarebbero presto staccate (come l'Armorica). L'effetto negativo era doppio, servivano soldati per controllare queste zone ribelli, ma il loro allontanamento privava allo stesso tempo la mwa1qpars occidentis di fonti di reclutamento e introiti fiscali.
Anche un'altra parte della storiografia moderna (vedi ad esempio Frediani, mwa1yGli ultimi condottieri di Roma) dipinge i suoi tentativi di "accomodamento" con Alarico come mwa1crealpolitik: l'impero era a corto di uomini per poter fronteggiare contemporaneamente l'invasione della Gallia, le velleità di Alarico (che essenzialmente mirava ad avere un ruolo simile a quello di Stilicone) e gli usurpatori che provenivano dalla Britannia allo sbando. Tutte le manovre di Stilicone, incluso il sospetto di complotto contro Rufino, sarebbero quindi state rivolte al bene dell'impero. In questa visione si sente l'influenza delle apologie di Claudiano, che demonizza Rufino e dipinge un'immagine quasi cavalleresca ed "eroica" di Stilicone. Lui (e lo stesso discorso si ripeterà con Flavio Ezio) fu l'ultimo vero "condottiero romano" capace di fermare la marea barbarica e il corso della storia, che stavano affondando il declinante impero occidentale. Più freddamente (e forse cinicamente) si potrebbe anche sostenere che, se dopo Stilicone ed Ezio non ci fu più possibilità di fermare i barbari, fu anche a causa di alcuni loro errori, in buona fede o per interesse personale. In poche parole, si potrebbe dire che Stilicone ed Ezio furono gli "ultimi romani" proprio perché con i loro errori non lasciarono più un impero da difendere. La "realpolitik" di Stilicone potrebbe essere andata nella direzione sbagliata, scambiandoo la tattica con la strategia: considerate la carenza di uomini e le gravi divisioni sociali della parte occidentalecite-ref-1-70-0[70], soltanto l'unità con la più ricca e meno divisa mwa1wpars orientis avrebbe potuto salvare l'occidente, e questa unità fu temporaneamente spezzata dalle azioni di Stilicone, nel momento in cui più sarebbe servita. Ian Hughescite-ref-0-68-1[68] ribadisce che questa rottura fu solo momentanea, le due parti si riavvicinarono alla sua morte, e quella definitiva avvenne solo più in là nel tempo (ma ci fu di nuovo un riavvicinamento al tempo di Antemio, dato che nel 468 i due imperi collaborarono ad un disperato assalto al regno vandalo). Ma fu nel critico biennio 406-408, che portò al crollo della frontiera del Reno e alla perdita della Britannia, che questa unità venne a mancare.
Anche le qualità militari di Stilicone sono state oggetto di discussione. Ian Hughescite-ref-0-68-2[68] afferma chiaramente che se Stilicone avesse avuto le capacità di un Cesare o di un Traiano il corso della storia avrebbe potuto essere diverso, ma allo stesso tempo dubita che il suo esercito avesse le abilità per sterminare i Visigoti in una battaglia campale, e il rischio di vedere annientato l'ultimo esercito occidentale era troppo grande.
Stilicone probabilmente non ebbe il polso per gestire la gravissima crisi del 408, con i barbari a spasso tra Gallia e Spagna, e la morte di Arcadio che apriva un vuoto di potere in Oriente, dato che Teodosio II era ancora un bambino. La tradizione vuole che Stilicone convincesse Onorio a non andare a Costantinopoli per far valere i suoi diritti sul trono orientale, e che proprio su questo aspetto i cortigiani facessero leva per aizzarglielo contro. Giusta o sbagliata che fosse la decisione di invadere l'Illirico, fu presa troppo lentamente o troppo tardi e comunque nel peggior momento possibile, quando usurpatori e barbari occupavano le province occidentali. Fu così facilissimo per i cortigiani screditarlo agli occhi di Onorio, facendo notare che, con Vandali, Alani e Svevi dentro le frontiere, Alarico con minacciose pretese, un usurpatore a pochi passi, il difensore dell'Occidente non trovava di meglio che pianificare un attacco agli stessi Romani (seppur d'Oriente). I progetti furono complicati dalla morte di Arcadio, creando un'imwa2cmpasse che probabilmente spiega le esitazioni di Stilicone. Era infatti una contraddizione che Onorio e Stilicone volessero andare a Costantinopoli per rivendicare la tutela dell'infante Teodosio II, dopo aver di fatto complottato con Alarico contro la stessa mwa2gpars orientis. Anche per Francesco Lamendola l'invasione dell'Illirico era totalmente errata nella logica e nella tempisticacite-ref-71[71].
La morte di Stilicone fu seguita da un massacro dei familiari dei mercenari barbari, durante una poco lungimirante rivolta antibarbarica (i mercenari andarono così a ingrossare le file dell'esercito di Alarico).
Probabilmente Stilicone non fu un grande generale, se per grande generale intendiamo un condottiero di battaglie campali, e quasi certamente non fu un grande politico, capace di bilanciare tra loro i cortigiani delle paludi ravennati, gli ultimi soldati romani ancorati alle leggende di Scipione e di Cesare, i barbari in ascesa, e gli ostinatamente tradizionalisti ma immensamente egoisti senatori romani che, non volendo sostenere lo stato, a parole erano romani, ma nei fatti simili a feudatari.
Difficile a dirsi se fosse possibile per un solo uomo rovesciare una situazione che era forse strutturalmente compromessacite-ref-1-70-1[70], e, anche se forse Stilicone creò delle falle alle frontiere, non portò l'esercito a nessun disastro campale, né perse in modo definitivo alcuna provincia. Lasciò ai suoi successori i mezzi per dimostrare che solo la sua pochezza come politico e generale avevano fallito.
Tanti altri uomini gli successero, con diverse personalità e strategie e origini etniche: possiamo menzionare Costanzo III, Ezio Flavio, Maggioriano, Antemio, Marcellino, il controverso Ricimero, e nessuno riuscì a generare una vera inversione di tendenza, solo saltuari periodi di tregua armata.
Quale che sia il giudizio sul suo operato (che deve probabilmente trovare un equilibrio tra i panegirici di Claudiano e la damnatio seguita alla sua uccisione), è certo che i suoi successori non seppero fare molto meglio di lui. Vandali, Alani e Svevi si contesero Spagna e Gallia, seguiti da mwa3yBurgundi e Franchi; Alarico scorrazzò indisturbato per l'Italia e cercò per ben tre volte con Onorio quello stesso accomodamento che Stilicone sembrava disposto a concedergli. Di fronte agli ostinati rifiuti di Onorio che, protetto dalle paludi di Ravenna, non gli inviava però contro nessun esercito, Alarico mise a sacco Roma nel 410 e si trasferì nel Mezzogiorno: dopo la sua morte il fratello mwa3cAtaulfo, grande ammiratore della cultura romana, decise di fondare un proprio regno in Gallia, a mwa3gTolosa.
E per finire non dimentichiamo che Giustiniano riuscì a riconquistare una buona parte dell'Occidente, perdendone pezzi (ad esempio l'Italia) in pochi anni e sguarnendo l'impero di risorse che forse sarebbero state meglio impiegate contro Persiani e Arabi.
Forse allora possiamo dire che sì, le cause strutturali rendevano la coperta troppo corta e Stilicone, compiendo umani errori e spinto forse da altrettante umane ambizioni e indecisioni, fece quel che poteva per remare contro fiumi e mari che poteva tentare di guardare ma non fermare.
Note
cite-note-22-23-agosto-11. Zosimo, mwa4cV,34, sostiene che Stilicone fu giustiziato «dieci giorni prima delle calende di settembre» (πρό δέκα καλάνδῶν Σεπτήμβριῶν ἡμέρα), che corrisponde al 23 agosto (cfr. Zosimo, mwa4gStoria Nuova, a cura di Fabrizio Conca, BUR, p. 577). Secondo la mwa4kcontinuazione di Copenaghen della Cronaca di Prospero Tirone mwa4oArchiviato il 4 marzo 2018 in mwa4sInternet Archive., invece, Stilicone fu ucciso a Ravenna «l'undicesimo giorno prima delle calende di settembre» (mwa40XI k. Sept.), corrispondente al 22 agosto. A causa di questa discordanza di fonti, alcuni autori riportano il 23 agosto come data della decapitazione di Stilicone, altri il giorno prima.
cite-note-33. ↑ Orosio, VII,38.
cite-note-44. ↑ Claudiano, mwa6qDe cons. Stil., 35 9.
cite-note-55. ↑ Girolamo, epistola 123.
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cite-note-77. ↑ Claudiano, mwa7yde cons. Stil., I,51-68.
cite-note-88. ↑ Maria sposò Onorio nel 395 (Zosimo, V,4) mentre Termanzia lo sposò dopo la morte della sorella nel 408 anche se divorziò dopo l'assassinio del padre (Zosimo, V,28, 35 e 37)
cite-note-99. ↑ Zosimo, IV,57.
cite-note-1010. ↑ Zosimo, V,5; Giordane, mwa8aGetica, 145.
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cite-note-2929. ↑ Giordane, mwbakGetica, 154-155, e Cassiodoro, mwbaoChronicon, anno 402, storici favorevoli ai Goti, sostengono che avrebbero vinto i Goti; tuttavia testimonianze più contemporanee (Claudiano, Prudenzio e Prospero) confermano la vittoria romana.
cite-note-3030. ↑ Claudiano, mwba4De Bello Getico, 88-89; mwba8De VI cons. Hon. 129 (per le perdite) e 284-286 e 291sgg. (per la cavalleria).
cite-note-3131. ↑ Claudiano, mwbbmDe VI cons. On., 178-179 e 201-218.
cite-note-3232. ↑ Orosio, VII,3.
cite-note-3333. ↑ mwbbomwbbsHalsall,mwbbw p. 202: «[Stilicone] è stato spesso criticato dagli storici innamorati dell'Impero romano per non aver finito Alarico. La sua decisione di permettere ad Alarico di ritirarsi in Pannonia ha più senso se ipotizziamo che l'esercito di Alarico fosse entrato al servizio di Stilicone, e la vittoria di Stilicone fosse meno totale di quanto ci vorrebbe far credere Claudiano... Narrando gli eventi del 405, Zosimo narra di un accordo tra Stilicone e Alarico; Alarico era chiaramente al servizio dell'Impero d'Occidente a questo punto.»
cite-note-3434. ↑ Zosimo, V,26.
cite-note-sozix4-3535. ↑ Sozomeno, IX,4.
cite-note-3838. ↑ Codice Teodosiano, VII,13.16-17 (leggi emanate a Ravenna nell'aprile 406).
cite-note-3939. ↑ Orosio, VII,37; Giordane, mwbdsRomana, 321.
cite-note-4040. ↑ Zosimo, V,26; Orosio, VII,37.
cite-note-4141. ↑ mwbeiConsularia Italica, s.a. 405.
cite-note-4242. ↑ Olimpiodoro, frammento 9 (Muller); Orosio, VII,37.
cite-note-4343. ↑ Orosio, VII,37.
cite-note-4545. ↑ Zosimo, V,27.
cite-note-oli12-4646. ↑ Olimpiodoro, Frammento 12 (Muller).
cite-note-4747. ↑ Zosimo, V,27; Sozomeno, VIII,25 e IX,4.
cite-note-zosvi2-4848. ↑ Zosimo, VI,2.
cite-note-5252. ↑ Zosimo (V,26) sostiene che l'invasione di Alarico dell'Epiro sarebbe avvenuta nel 405, e che Stilicone non poté all'epoca raggiungerlo perché impegnato a fronteggiare l'invasione dell'Italia di Radagaiso, ma studiosi come la Cesa dubitano dell'attendibilità di Zosimo in questo frangente e collocano l'invasione dell'Epiro agli inizi del 407. Il passo di Zosimo in questione, infatti, contiene diverse imprecisioni (come Radagaiso sconfitto oltre Danubio), e inoltre nel 406 i rapporti tra le due mwbhspartes tornarono relativamente sereni, come attesta il fatto che il trionfo su Radagaiso fu celebrato in nome di entrambi gli imperatori e che Teodosio II e Onorio furono designati come consoli per il 407, cosa difficilmente conciliabile con una presenza di Alarico in Epiro già nel 406 (cfr. mwbhwmwbh0Cesa,mwbh4 p. 101).
cite-note-5353. ↑ La notizia venne diffusa da Serena, moglie di Stilicone, dubbiosa sul successo della spedizione o da Costantinopoli per tentare di fermare la guerra.
cite-note-zosv29-5454. ↑ Zosimo, V,29.
cite-note-zosv30-5555. ↑ Zosimo, V,30.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
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